Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

Compianto su Cristo morto

Bologna, Santuario di Santa Maria della Vita, "Compianto su Cristo morto"
Regione
Emilia-Romagna
Provincia
Bologna
Comune
Bologna
Ubicazione/Indirizzo
Santuario di Santa Maria della Vita
Proprietà
ecclesiastica
Autore
Niccolò dell'Arca
Cronologia
seconda metà XV sec.

Descrizione breve

Il gruppo è formato da sette statue in terracotta, opera dello scultore Niccolò dell'Arca (documentato dal 1463 - m. 1494), così detto dalla sua opera più celebre, la cimasa marmorea dell'arca di San Domenico. La firma dell'autore, Opus Nicolai de Apulia - opera di Nicola pugliese - compare nel cuscino della statua del Cristo morto. E' purtroppo completamente scomparsa l'originaria policromia, che doveva essere caratterizzata da colori accesi e vivaci.

Il gruppo comprende sei statue in piedi, Nicodemo, la Madonna, San Giovanni Apostolo, Maria Maddalena e altre due Marie, e il Cristo morto, sdraiato su un catafalco con il capo appoggiato ad un cuscino. Ogni scultura è indipendente, e l'insieme risulta passibile di diverse collocazioni spaziali. In quella attuale, i personaggi fanno corona al corpo di Cristo: al centro è la madre, velata, con le mani giunte e il viso contratto dal dolore. Le stanno accanto una Maria che osserva la scena, raccogliendosi la veste nell'atto di inginocchiarsi, e San Giovanni con una mano al volto e l'espressione contenuta, rispetto a quella delle donne, di chi vive un dolore raccolto, quasi privato.

Data l'origine pugliese dell'autore, si può forse leggere, nell'interpretazione profondamente drammatica della scena, un'eco dei cortei di prefiche di antica derivazione greca, assai diffuso nell'Italia meridionale. L'esasperazione del gesto e della mimica facciale raggiungono il culmine nelle due statue poste sul lato destro: una Maria con le mani protese in avanti, quasi a volersi ritrarre ed allontanare dall'orrore della scena, cui fa da contrappunto la Maddalena, che sembra accorrere e cadere a terra davanti al cadavere. Il movimento delle vesti scomposte sottolinea ed amplifica l'esplosione di dolore della donna, con la bocca spalancata in un grido lacerante e le mani aperte in un gesto di impotenza.

L'ultima figura, all'estremo sinistro della scena, è quella di Nicodemo, l'ebreo che insieme a Giuseppe di Arimatea si offrì di occuparsi della sepoltura di Cristo. Il martello che ancora stringe in mano e la tenaglia appesa alla cintura sono gli strumenti utilizzati per staccare il corpo dalla croce. La grande abilità dell'autore si riscontra nella precisa resa del dettaglio plastico e nell'attenzione per i particolari, ma soprattutto nella profonda connotazione psicologica dei personaggi.

NOTIZIE STORICHE

La datazione dell'opera è controversa: forse le singole statue sono state realizzate in momenti diversi, a partire dal 1463. Sarebbe del 1464 un documento in cui si raccomanda ai devoti la manutenzione di un Compianto presente nella Chiesa di Santa Maria della Vita, ed è possibile che a quella data l'opera fosse almeno parzialmente realizzata.

Il gruppo scultoreo era originariamente collocato in un vano, presso la porta di via Pescherie, detto "Sepolcro". Dopo il crollo del 1686 venne spostato e ricollocato, al termine dei lavori di ricostruzione, nel transetto destro. Rimase pressoché ignorato fino al XIX secolo, in quanto ritenuto opera eccessivamente drammatica, non rispondente ai canoni estetici settecenteschi ed ottocenteschi, che prediligevano un equilibrio di stampo classicista.

Il Compianto iniziò ad essere rivalutato nel 1899, quando fu rinvenuta la firma del celebre ed ammirato autore dell'arca di San Domenico. Tra il 1914 ed il 1922 Alfonso Rubbiani e Mario Dagnini furono a capo di una commissione appositamente costituita per il restauro dell'opera. Vennero ricostruite le parti mancanti ed il gruppo fu ricollocato, davanti ad un fondale dipinto a finto drappeggio e protetto da una cancellata in ferro in stile rinascimentale emiliano.

Nel 1943, per proteggerle dai bombardamenti, le statue furono imballate e trasferite al Castello di Minerbio, fuori Bologna. Nel 1946 vennero nuovamente restaurate, esposte a lungo alla Pinacoteca Nazionale, e ricollocate definitivamente all'interno della chiesa, nell'attuale disposizione, dopo un ultimo restauro nel 1985.

Bibliografia

D. SINIGALLIESI, Materia, colore, immagine. I compianti nella spiritualità bolognese, Collana I Quaderni a cura della Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici dell'Emilia, n. 1, 1997

G. CAMPANINI, S. RUVOLI (a cura di), Guida al complesso monumentale di Santa Maria della Vita, Bologna, 2006

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