Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

Torreggiani Alfonso: interventi nella cattedrale di San Pietro

Bologna, Cattedrale di San Pietro, controfacciata interna
Regione
Emilia-Romagna
Provincia
Bologna
Comune
Bologna
Ubicazione/Indirizzo
Via dell' Indipendenza
Autore
Alfonso Torreggiani (1682-1764)
Cronologia
1734; 1743-1755

Descrizione breve

Dall'elenco di Alfonso Torreggiani, 1756*: "Compita d'ordine di N.S. Papa Benedetto XIV, la Chiesa Metropolitana di S. Pietro con farvi la facciata di marmo, memoria interna nel 1743; e nel 1755 terminata da me con li quattro coretti"

Nel 1734 Alfonso Torreggiani fu incaricato dal cardinale Prospero Lambertini (1675-1758) di seguire i lavori in San Pietro: la ristrutturazione della cappella per il Cardinale, la seconda a sinistra, ultimata nel 1737 e dedicata al Santissimo Sacramento, costituisce il momento più significativo di questa fase operativa.

Torreggiani vi fece largo impiego di preziosi marmi dai colori delicati, inserendoli in uno spazio trasformato in vano absidato dalla quadratura illusionistica di Stefano Orlandi (1681-1760), riducendo il numero delle colonne rispetto alla cappella Aldrovandi in San Petronio, per conferire maggiore slancio alla lapide, sovraccarica di ornati.

Nel 1740, venne rifatta la scalinata del presbiterio e Torreggiani realizzò il nuovo altare maggiore usando marmi variegati e optando per forme moderate, prive di eccessive decorazioni, con un risultato finale sontuoso ma sobrio allo stesso tempo. In quello stesso anno, il cardinale Lambertini salì al soglio pontificio col nome di Benedetto XIV, ma le aspettative dei bolognesi che speravano di vedere ultimata la cattedrale rimasero deluse, perché il Papa pose la sua attenzione sul collegio seminario, progettato in quegli anni proprio da Torreggiani.

I lavori della cattedrale ripresero nel 1743 con la costruzione delle due campate, e relative cappelle laterali, a completamento della navata. Continuarono l'anno successivo con l'abbattimento del portico medievale di Pagno di Lapo Portigiani (?-1510/11) e l'avvio della facciata, ultimata nel 1747.

Nel proseguimento dei lavori il Papa avallò il progetto generale del Magenta che Torreggiani dovette rispettare senza avere la possibilità di apportare sostanziali modifiche. In particolare per la facciata adottò, interpretandole con proprio linguaggio tardo barocco, alcune soluzioni quali la scansione dei pilastri, il lieve aggetto della parte centrale del fronte, la posizione delle porte, già previste da chi lo aveva preceduto.

Nel 1748, a lavori ultimati, furono incise e pubblicate cinque tavole con i disegni della chiesa, copie degli originali di Torreggiani, conservati nell'Archivio Arcivescovile di Bologna, eseguite da Flaminio Minozzi (1735-1817): riproducevano la nuova facciata e la controfacciata, la pianta, le sezioni trasversale e longitudinale, così come realizzate.

Il confronto con un precedente elaborato in cui Torreggiani propone una facciata decisamente rococò, dà la misura di come l'idea progettuale dell'architetto si sia sviluppata fino a giungere alla definitiva versione classicista: le paraste sono accoppiate solo sull'estremità del prospetto, le statue dei Santi Pietro e Paolo poggiano su volute dalla forma contenuta, lo stemma dei Lambertini si eleva sul frontespizio del portale centrale.

Il risultato finale, con l'aggiunta del timpano triangolare realizzato nel 1776 da Francesco Tadolini (1723-1805), è un imponente muro, compatto e piuttosto spoglio, dove il colore rosso del mattone fa risaltare le modanature e i partiti architettonici in pietra bianca d'Istria, fatta arrivare direttamente dalla sponda orientale dell'Adriatico.

Nei disegni dell'Archivio Arcivescovile non compaiono i quattro coretti che affacciano sull'aula della chiesa, eseguiti da Torreggiani solo nel 1755. Queste cantorie rappresentano l'evoluzione stilistica e decorativa della soluzione già presentata dall'architetto nell'oratorio cittadino di San Filippo Neri: lo stile rococò che le denota dimostra e conferma l'attrazione del Torreggiani per l'arte dell'intaglio, evidente nelle linee sinuose e nel raffinato andamento dei parapetti, con volute tra cui emergono alcune piccole teste di angeli.

La stessa raffinatezza è percepibile nelle balaustre marmoree degli altari della Cattedrale e nei sontuosi cancelli, anch'essi ideati dall'architetto.

Bibliografia

* Indicazioni delle cose notabili di Budrio, in " Almanacco statistico bolognese", a. 7, Bologna 1836; la nota n. 71 è preceduta dalla seguente precisazione: Nota delle Architetture di Alfonso Torreggiani Bolognese, trascritta da lui medesimo, e copiata da un manoscritto di Domenico Maria Galeati. L'elenco delle opere è pubblicato in A.M. MATTEUCCI, Carlo Francesco Dotti e l'architettura bolognese del Settecento, Bologna 1969, pp. 54-58

A. FORATTI, Alfonso Torreggiani (1682-1764), in "Bologna" n. 5, XIII, Bologna 1935, pp. 13-14

A.M. MATTEUCCI, Carlo Francesco Dotti e l'architettura bolognese del Settecento, Bologna 1969, pp.140-146

M. FANTI, Contributi per Carlo Francesco Dotti e Alfonso Torreggiani: spigolature d'archivio per la storia dell'arte a Bologna, in "Il Carrobbio", Parma, 1981

D. LENZI, Il completamento della fabbrica ad opera di Alfonso Torreggiani per volere di Benedetto XIV, in "La Cattedrale di San Pietro in Bologna", Bologna 1997, pp. 66-75

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