Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

07 - Castello di Corano

di Monica Bettocchi
Borgonovo (Pc) - Castello di Corano
Borgonovo (Pc) - Castello di Corano Borgonovo (Pc) - Castello di Corano
Tipo
castello
Nazione
Italia
Regione
Emilia Romagna
Provincia
Piacenza
Comune
Borgonovo Val Tidone
Località
Corano
Data compilazione
2007

Abstract

Distrutto nel XII secolo dal Barbarossa, il castello fu riedificato e occupato nel XIV dalle truppe pontificie. Nel XV fu bruciato dal conte di Carmagnola per conto del Duca di Milano, che intendeva indebolire la potenza degli Arcelli, poi passò a Lazzaro Radivi detto Tedesco.
L’edificio, costruito in pietra e mattoni, è posto su un colle. Ha pianta trapezoidale con una torre probabilmente precedente al castello e all’interno conserva stanze decorate a inizio Novecento da Luigi Arrigoni.

Informazioni Turistiche

L'edificio è visitabile solo dall'esterno

Descrizione

Il castello di Corano sorge nel borgo medievale, su un colle che domina la Val Tidone.

Dell'attuale fortilizio non si conosce l'esatta datazione, ma si sa che il primitivo castello venne distrutto nel XII secolo dai corpi armati di Federico Barbarossa, e che poi, nel 1241, re Enzo ne smantellò le mura dopo aver sopraffatto la guarnigione guelfa. Nel 1372, durante il conflitto tra Amedeo VI di Savoia e Galeazzo II Visconti, le truppe pontificie occuparono la Val Tidone e si impadronirono anche del castello di Corano, che tennero per pochi mesi, cacciate l'anno successivo dalle forze viscontee che rioccuparono tutto il territorio. Nel 1417 il conte di Carmagnola Francesco Bussone, inviato nel piacentino dal Duca di Milano per indebolire la potenza degli Arcelli, andò in Val Tidone e il 16 maggio bruciò il fortilizio di Corano. Nel 1438, Lazzaro Radivi, detto Tedesco, capitano del duca Filippo Maria Visconti, ricevette l'investitura di Corano, che fu rinnovata l'anno seguente.

Il castello, di dimensioni modeste, presenta una pianta irregolare, trapezoidale, con fronte principale rivolto ad oriente e costituisce per l'area piacentina un singolare esempio di fabbricato monoblocco. All'estremità del lato minore, è appoggiata la torre con base scarpata, più alta e probabilmente precedente al castello, dove è visibile la collocazione dello scomparso ponte levatoio. La struttura muraria, costituita da pietra nella zona inferiore e da mattoni in quella superiore, non implica necessariamente due tempi diversi di edificazione. Come ipotizza lo studioso Carlo Perogalli infatti, la differenziazione del materiale potrebbe essere legata alla staticità dell'edificio o alla messa in opera dei materiali. La decorazione dentata a triangoli, particolarmente utilizzata nel trecento in area padana, risulta qui essere l'elemento d'unione fra la torre e il corpo principale.  All'interno ci sono alcune stanze decorate da Luigi Arrigoni (1896-1964), considerato uno degli artisti più rappresentativi della pittura piacentina della prima metà del Novecento.

Cronologia

XIV secolo

Bibliografia

S. MAGGI, C. ARTOCCHINI, I castelli del Piacentino nella storia e nella leggenda, Piacenza 1967.

C. ARTOCCHINI, Castelli piacentini, Piacenza 1983.

L.CAFFERINI, Piacenza e la sua Provincia, Castelveltro Piacentino(Pc) 2005, pp. 188-189

C. PEROGALLI, Castelli e rocche di Emilia e Romagna, Novara 1994, p. 143

Mappa

Itinerari collegati

Castelli della Val Tidone
  • Tipo storico-artistico
  • Nazione Italia
  • Regione Emilia-Romagna
  • Provincia Piacenza

Nella zona bassa della Val Tidone sorsero dal Medioevo numerosi castelli, a difesa della pianura piacentina minacciata dagli attacchi provenienti dal vicino confine pavese.
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