Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

07 - Chiesa di Santa Maria e San Valentino della Grada

di Annalisa Sabattini
Chiesa di Santa Maria e San Valentino della Grada
Chiesa di Santa Maria e San Valentino della Grada Chiesa di Santa Maria e San Valentino della Grada Chiesa della Madonna della Grada Chiesa della Madonna della Grada, interno
Tipo
chiesa parrocchiale
Nazione
Italia
Regione
Emilia-Romagna
Provincia
Bologna
Comune
Bologna
Data compilazione
2007

Abstract

Il nome della chiesa deriva dalla grada di ferro, ancora visibile, attraverso la quale il Canale di Reno entrava dalle mura della città. Qui veniva venerata un'immagine della Vergine posta nel luogo intorno al 1576; all'inizio del Seicento la Congregazione di Sant'Antonio da Padova costruì sul sito un oratorio in seguito ampliato in una chiesa. La costruzione della scala interna, attribuita ad Alfonso Torreggiani, fu iniziata nel 1725. All'interno si conserva la reliquia di San Valentino prete e martire.

Ubicazione/Come arrivare

Via Calari, 8

Informazioni Turistiche

orario di apertura:
feriale 17.00/19.00
festivo 9.00/12.00

Descrizione

Accanto alla chiesa scorre, per un tratto ancora allo scoperto, il Canale di Reno, che portava l'acqua dal fiume alla città. E' ben visibile e ben conservata l'antica grata di ferro da cui la chiesa ebbe il nome. Di fianco alla chiesa, sul lato sinistro, è ancora presente il torrione a pianta quadrata entro cui era collocato l'argano che consentiva il sollevamento della grata.

La struttura attuale dell'edificio appare sostanzialmente immutata rispetto al disegno realizzato dal perito Antonio Conti, nel 1756: la chiesa è preceduta da un alto portico di tre arcate a tutto sesto, a ciascuna delle quali corrisponde un ingresso, cui si aggiunse, nel 1723, una campata laterale in corrispondenza della canonica.

L'interno della chiesa è a navata unica, con due altari laterali. A differenza di altre chiese, la cappella maggiore non è collocata in un baraccano sporgente dalle mura, ma l'effetto della profondità le è dato escludendo le due porzioni laterali dell'edificio, in cui non sono ricavate, come da modello tradizionale, altrettante cappelle, bensì vani di servizio e di collegamento: a sinistra, con la sacrestia e con il torrione della grada; a destra, con l'oratorio superiore, cui si accede per una stretta scala, e con le due piccole stanze d'abitazione del custode. Con lo stesso espediente sono ricavate le due cappelle laterali realizzate, come la maggiore, entro nicchie voltate a botte.

Considerando la profondità della cappella centrale, ed escludendo il portico, la pianta dell'edificio risulta disegnata su un quadrato perfetto, di circa 13,7 metri per lato. L'interno è impostato su un doppio ordine architettonico, che si ripete identico sui quattro lati. Gli archi a tutto sesto delle tre cappelle e della porta centrale, sono inquadrati da un ordine gigante costituito da coppie di paraste corinzie, ripetute in scala minore anche al secondo livello.

Il disegno della chiesa è attribuito ad Antonio Levanti, noto come autore degli intagli lignei del Teatro Anatomico dell'Archiginnasio. L'aspetto neoclassico della decorazione pittorica è dovuto ai rifacimenti del XVIII e XIX secolo. Sull'altare maggiore è collocata l'immagine della "Mater Salvatoris", affresco del XV secolo alterato, come ricorda Oretti, da ampie ridipinture. Compatrono della chiesa è San Valentino prete e martire, del quale all'interno si conserva, come reliquia, il capo.

Al primo piano si trova l'antico oratorio della Compagnia, un ambiente a pianta rettangolare, coperto da tre volte a vela affiancate, che riprende l'impostazione della chiesa sottostante riproponendo le coppie di lesene, in questo caso di ordine ionico, che separano specchiature inquadrate da archi a tutto sesto, entro cui si trovano le finestre e, lateralmente, l'altare della compagnia. Con questo espediente, viene a crearsi un'illusoria articolazione spaziale che sopperisce alle dimensioni ridotte dell'oratorio.

Cronologia

Fino al XX secolo la città di Bologna era percorsa e caratterizzata da una fitta rete di canali, che costituirono la forza motrice per i mulini ed i filatoi dell'industria della seta e furono importanti vie d'acqua, utilizzate per il trasporto di merci e persone. Bologna aveva anche un importante porto sul Canale Navile, da cui era possibile, navigando attraverso le valli ferraresi, raggiungere la città di Venezia senza mai toccare terra.

Il Canale di Reno è uno dei più antichi, alimentato dalle acque del fiume omonimo tramite la realizzazione di una chiusa a Casalecchio, documentata fin dal XII secolo. Il canale entrava dalle mura attraverso la grada, una grata di ferro calata per impedire l'ingresso in città a nemici o a contadini che tentavano di eludere il dazio. Da questa prese il nome la chiesa di Santa Maria della Grada, in cui si venerava un'immagine della Vergine posta in un cancello delle mura intorno al 1576.

Tra il 1627 e il 1620 si formò una Congregazione, sotto il titolo di Sant'Antonio da Padova, che ottenne dal Senato bolognese il permesso di costruire un oratorio. Durante la peste del 1630, mentre i fedeli venivano ad invocare la protezione della Madonna, nei pressi delle mura venne scavata una fossa per ammassarvi i cadaveri, sepolti sotto la calce, e l'immagine fu chiamata "Madonna del Cimitero". Al termine dell'epidemia, tra il 1631 ed il 1633, l'oratorio fu ampliato e divenne una chiesa vera e propria, che continuò ad essere officiata fino al 1798. Dopo la soppressione della Compagnia, l'edificio fu venduto ad un privato che, nel 1808, ottenne di riaprire la chiesa al culto.

Ne 1693 sorse, accanto alla chiesa, un grande opificio ad energia idraulica, che nel corso dei secoli fu utilizzato come mulino, pellacaneria (conceria) e pila da riso.

Nel XIX secolo, venute meno sia la funzione di produzione energetica che quella legata ai trasporti, molti canali bolognesi, trascurati, maleodoranti e causa di frequenti epidemie di colera, furono interrati. Gran parte del Canale di Reno scomparve tra la fine del XIX e i primi anni del XX secolo, e gli ultimi tratti rimasti scoperti vennero tombati nel 1957. Ora le sue acque scorrono al di sotto della chiesa, ma l'antica grada, con il meccanismo di sollevamento, è ancora visibile sul retro della chiesa. Nel 1934 Santa Maria della Grada fu dichiarata parrocchiale.

 

Segue intervento di Alfonso Torreggiani in OPERE COLLEGATE

Bibliografia

MARCELLO ORETTI, Le pitture nelle chiese di Bologna, 1767 e segg., BCA, ms B 30, c. 59v, 382r

ANTONIO MASINI, Bologna Perlustrata, Bologna 1666, I, pp. 350

GIUSEPPE GUIDICINI, Cose notabili della città di Bologna, vol. III, Bologna 1870, pp. 338-339

La chiesa di S. Maria e S. Valentino della Grada e l'Oratorio di S. Rocco in Bologna, Bologna, 1980

MARIO FANTI, Le chiese sulle mura in GIANCARLO ROVERSI (a cura di), Le mura perdute, Bologna 1985, pp. 118-119

ROSARIA GRECO GRASSILLI, La Compagnia della Grada nel 17. secolo: appunti per una ricerca, estratto da "Strenna storica bolognese", 43, 1993

ROSARIA GRECO GRASSILLI (a cura di), Un santuario sulle mura di Bologna, S. Maria della Grada anno 2000, settima decennale eucaristica di S. Maria e S. Valentino della Grada in Bologna, Bologna, 2000

Mappa

Itinerari collegati

Alfonso Torreggiani, architetto. Edifici ecclesiastici a Bologna
  • Tipo storico-architettonico
  • Nazione Italia
  • Regione Emilia-Romagna
  • Provincia Bologna

L'itinerario presenta opere realizzate da Alfonso Torreggiani a Bologna dal 1725 e situate quasi tutte nel centro storico. Commissionati dalla Curia e dagli ordini conventuali, dall'aristocrazia cittadina e dal ceto borghese, gli interventi vanno dalla progettazione di nuovi edifici, al rinnovamento di altri con la realizzazione di facciate o l'inserimento di scaloni, alla direzione dei lavori. L'itinerario è suddiviso in due percorsi che collegano gli edifici ecclesiastici e quelli civili.

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