Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

08 - Rimini - Castel Sismondo

di Barbara Vernia
Rimini, Castel Sismondo, ingresso.
Rimini, Castel Sismondo, la torre presso l’ingresso. Rimini, Castel Sismondo, particolare decorativo. Rimini, Castel Sismondo, il c.d. Palazzo di Isotta.
Tipo
Castello
Nazione
Italia
Regione
Emilia Romagna
Provincia
Rimini
Comune
Rimini
Data compilazione
2007

Abstract

Sorto in luogo delle case medievali dei Malatesta, addossato alla cinta di mura tardoantiche, Castel Sismondo è oggi un complesso di tre palazzi uniti da corridoi e comprendente due corti interne. In particolare il Maschio, voluto da Sigismondo Malatesta alla metà del XV secolo, fu eretto su un terrapieno artificiale e rivela ancora oggi la sua vocazione difensiva. Caduti i signori di Rimini nel 1504, il castello divenne roccaforte pontificia, poi carcere e oggi sede espositiva e congressuale.

Ubicazione/Come arrivare

Piazza Malatesta, 1

Informazioni Turistiche

Accesso possibile solo durante manifestazioni temporanee

Descrizione

Castel Sismondo, in posizione marginale rispetto all'attuale centro storico, è costituito da tre edifici (uno moderno) all'interno di una cerchia muraria continua, intervallata da cinque torri che mantengono una loro autonomia costruttiva e funzionale. Lo spazio interno è suddiviso in due corti, che costituivano anche in antico le parti scoperte del complesso.

Gli edifici hanno tutti una struttura a due piani e sono uniti da un corridoio posto lungo un muro che taglia lo spazio interno alle mura lungo il suo asse centrale: il dislivello di questo camminamento indica già la primitiva autonomia e le differenze tra i diversi edifici.

Nel 1446, ovvero al momento dell'ingresso nel complesso di Sigismondo Pandolfo Malatesta, l'unico edificio doveva essere il Maschio. Questo era realizzato come un palazzo signorile al culmine di un terrapieno artificiale. In seguito questo venne svuotato, e furono ricavati il piano terra e il piano ammezzato dell'attuale castello, mentre della parte signorile sono rimasti solo un piano e gli spalti.

L'altro edificio d'interesse è il cosiddetto palazzo d'Isotta, probabilmente realizzato più tardi. Come indica il nome rimasto nella tradizione, si tratta di un palazzetto a due piani, di tipo residenziale pensato come appartamento privato dell'ultima moglie di Sigismondo Pandolfo Malatesta, Isotta degli Atti.

I recenti lavori di recupero e restauro del castello (1999-2001) hanno messo in evidenza le diverse fasi costruttive dell'intero complesso, permettendo di percorrere nel castello diversi importanti momenti della città. I resti più evidenti e significativi riguardano:

  • diversi punti del piano terra del Maschio (base della parete occidentale dell'edificio), nel quale sono visibili fondamenta della cerchia muraria tardoantica, alla quale si collega anche una torre quadrata inglobata nelle strutture del castello;
  • altri punti del piano terra e del piano ammezzato del Maschio in cui sono evidenti strutture delle precedenti case due-trecentesche, già appartenenti ai Malatesta, atterrate per edificare il castello. Queste case erano ubicate presso la duecentesca porta del Gattolo, seppellita nel terrapieno sul quale fu realizzato il maschio e recuperata (con ancora stipiti, arcata e soglia in pietra) nello svuotamento di questo;
  • il piano superiore del Maschio assieme alle torri, ed in particolare a quella detta Scalare (la più avanzata su piazza Malatesta), che costituiscono un ottimo esempio di integrazione tra una residenza signorile e una complessa struttura difensiva di pieno ‘400;
  • il palazzo d'Isotta che presenta ancora, nelle finestre interne e nelle tracce degli ambienti, in particolare della cappella, i segni di una residenza nobile cittadina tardomedievale;

L'evidente rimaneggiamento in altezza subito dal Maschio e dalle torri sottolineano il mutare dell'architettura militare e le nuove esigenze difensive imposte dalla diffusione delle armi da fuoco già durante il XVI secolo. Il castello è corredato da due iscrizioni più volte ripetute, di cui ora si conservano tre copie: una, in caratteri gotici intervallata da un cimiero con lo stemma malatestiano, riporta il nome del signore, SIGISMONDO PANDOLFO, mentre l'altra, in lettere capitali che si rifanno alle iscrizioni dell'arco d'Augusto e del ponte di Tiberio, è la dedica del complesso e fornisce la data di inaugurazione: SIGISMVNDVS PANDVLFVS MALATESTA P(andulfi) F(ili) / MOLEM HANC ARIMINENSIVM DECVS / NOVAM A FVNDAMENTIS EREXIT / CONSTRVXIT QVE AC CASTELLVM / SVO NOMINE SISMVNDVM / APPELLARI CENSVIT M CCCCXLVI.

Il luogo scelto per l'edificazione del castello è quello nel quale i Malatesta si insediarono alla fine del XII secolo, e dal quale progressivamente acquisirono il controllo di Rimini. La loro inurbazione avvenne in cambio del controllo della porta del Gattolo, allora punto nevralgico per gli scambi tra Rimini e la val Marecchia. Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, anziché adattare e unificare il caotico complesso delle case malatestiane, intervenne radicalmente e fece realizzare Castel Sismondo tra il 1437 e il 1446, data presente nelle iscrizioni dedicatorie, ma che probabilmente non segnò la fine dei lavori. Secondo alcuni studiosi per la sua realizzazione Sigismondo si sarebbe avvalso della consulenza di Filippo Brunelleschi, forse presente a Rimini nel 1438: è un fatto che il complesso del castello risponde ad un progetto che prevedeva la realizzazione di un solido centro di potere, un palazzo signorile in posizione elevata al centro di un fortissimo apparato difensivo, pronto a sostenere qualsiasi attacco, sia dall'esterno che dalla città. Le soluzioni architettoniche impiegate erano all'avanguardia per l'epoca di Sigismondo, ma divennero ben presto obsolete con l'aumento dell'importanza della polvere da sparo.

La caduta definitiva della signoria malatestiana nel 1504 portò il castello ad assumere il ruolo secondario di piazzaforte difensiva, perdendo la funzione di centro effettivo di potere. Infatti già entro la metà del XVI secolo vennero effettuati dei lavori di ammodernamento che sconvolsero soprattutto le parti signorili.

Nel 1625 il castello era ormai divenuto una roccaforte pontificia della Legazione di Romagna con una guarnigione, e aveva cambiato nome in Castell'Urbano, dal papa Urbano VIII, artefice dei lavori. Nel corso del XIX secolo perse anche la vocazione militare e le nuove destinazioni portarono ad altri lavori che alterarono profondamente la struttura originale.

Infine, dopo essere stato la sede del carcere circondariale di Rimini, nel 1965 è stato dichiarato monumento, ma solo alla fine del secolo è stato realizzato un radicale intervento di restauro e ripristino dell'intera struttura, oggi utilizzata anche come sede di eventi espositivi e congressuali.

Cronologia

1438-1446 ca. d.C.

Bibliografia

Sigismondo Pandolfo Malatesta e il suo tempo: mostra storica, Vicenza 1970, pp. 177-207.

C. TOMASINI PIETRAMELLARA, A. TURCHINI(a cura di), Castel Sismondo e Sigismondo Pandolfo Malatesta, Rimini 1985.

P. G. PASINI, Castel Sismondo: immagini dal tempo, Morciano di Romagna 2000.

A. TURCHINI (a cura di), Castel Sismondo, Sigismondo Pandolfo Malatesta e l'arte militare del primo Rinascimento, Cesena 2003, pp. 7-28, 221-380.

O. DELUCCA, L'abitazione riminese nel quattrocento, 2 (La casa cittadina), Rimini 2006, pp. 1101-1119.

Mappa

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