Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

10 - Rimini - Ponte di Tiberio

di Barbara Vernia
Rimini, Ponte di Tiberio, veduta generale da est.
Rimini, Ponte di Tiberio, particolare del parapetto ovest. Rimini, Ponte di Tiberio, particolare del parapetto est. Rimini, Ponte di Tiberio, il ponte visto da S. Giuliano.
Tipo
Ponte
Nazione
Italia
Regione
Emilia-Romagna
Provincia
Rimini
Comune
Rimini
Data compilazione
2007

Abstract

Ponte monumentale realizzato in pietra d’Istria fra il 14 e il 21 d.C., ha cinque arcate e bassi parapetti in pietra. Posto all’ingresso nord della città sul fiume Marecchia, il ponte dava origine alla via Emilia. Subì danneggiamenti nella guerra greco-gotica del 552 ma né questi, né i guasti della seconda guerra mondiale ne hanno intaccato o alterato la struttura solida e la sua funzionalità di ponte ancora oggi carrozzabile.

Ubicazione/Come arrivare

Viale Tiberio

Informazioni Turistiche

Libero accesso

Descrizione

Ponte carrozzabile in pietra d'Istria a cinque arcate poggianti su piloni con frangiflutti leggermente obliqui rispetto all'asse stradale: realizzato come opera monumentale e funzionale di inizio della via Emilia. Ha una struttura leggermente incurvata a schiena d'asino, nascosta dai parapetti che si elevano nella parte centrale a sottolineare la posa dell'iscrizione celebrativa dell'impresa. La mancanza di un rilevante apparato decorativo dona all'opera un aspetto imponente ed austero, ma anche in origine non sembra ci fossero altri elementi decorativi, oltre a probabili statue poste nelle edicole tra i pilastri e a qualche elemento che impreziosiva l'iscrizione.

Recenti sondaggi, seguiti ai lavori che hanno spostato il fiume Marecchia, hanno messo in luce banchine protettive e le strutture lignee che costituiscono l'anima della costruzione, perfettamente isolate dall'acqua.

L'iscrizione sui parapetti del ponte recita (cfr. Corpus Iscriptionum Latinarum XI 367):

IMP(erator) CA[e]SAR DIVI F(ilius) AVGVSTVS PONTIFEX MAXIM(us) CO(n)S(ul) XIII IMP(erator) XX TRIBVNIC(ia) POTEST(ate) XXXVII P(ater) P(atriae) / TI(berius) CAESAR DIVI AVGVSTI F(ilius) DIVI IVLI N(epos) AVGVST(us) PONTIF(ex) MAXIM(us) CO(n)S(ul) IIII IMP(erator) VIII TRIB(unicia) POTEST(ate) XXII DEDERE

Il ponte collegava il municipio di Ariminum alla pianura padana scavalcando il fiume Marecchia, allora chiamato Ariminus. La sua realizzazione è da collocare al momento del riassetto della viabilità romana voluto da Augusto, a suggello della raggiunta pace civile e per il miglior funzionamento dell'apparato statale e militare attorno al quale stava organizzando il nascente Impero. La costruzione del ponte cominciò dal 14 d.C., e si concluse nel 21 d.C., come segnalato nelle iscrizioni che coronano i parapetti di entrambi i lati del ponte. Segnava inoltre l'inizio della via Emilia: il ponte costituiva infatti l'ingresso settentrionale a Rimini, e da lì erano calcolate le milia segnalate sui miliari lungo la via Emilia e la via Popilia. Ancora in epoca imperiale ricordava l'ingresso nella pianura padana della colonizzazione romana e il legame con Roma attraverso lo snodo di Rimini. Con l'elevazione di Ravenna a sede della corte imperiale, il ponte venne investito anche di significato strategico, tanto che fu gravemente danneggiato nel 552, durante la guerra greco-gotica, da parte dei Goti per fermare l'esercito Imperiale: il comandante della guarnigione, Usdrila, fece abbattere una parte della struttura, ma ciò non impedì al generale Narsete di passare il Marecchia. L'ipotesi tradizionale sostiene che Usdrila avrebbe abbattuto l'arcata vicina a S. Giuliano, ancora oggi evidentemente diversa dal resto del ponte, in quanto ristrutturata più volte a causa di crolli e rotture documentate almeno durante tutta l'epoca moderna.

Durante il medioevo inoltre la parte verso Rimini venne rinforzata da una struttura a torre, fortificazione della porta e barriera daziaria, ricordata dalle fonti prima della sua distruzione durante il XVIII secolo.

Il ponte dunque presenta ancora molte parti originali nel parapetto, ma soprattutto nelle strutture portanti, denotando una solidità veramente eccezionale: infatti sin dall'alto Medioevo insieme all'arco d'Augusto venne assunto come simbolo della città, e, chiamato nelle fonti "ponte marmoreo" o "ponte di Augusto", suscitando l'ammirazione di molte personalità, tra cui Palladio che ne ha lasciato un rilievo.

Gli ultimi guasti furono prodotti durante la Seconda Guerra Mondiale, ma, nonostante l'importanza del ponte (che ha sopportato anche il passaggio di mezzi pesanti) e i numerosi bombardamenti subiti da Rimini, il monumento è sopravvissuto sostanzialmente intatto.

 

Cronologia

14-21 d.C.

Bibliografia

G.A. MANSUELLI, Ariminum, Roma 1941.

F. FARINA, Uno sguardo sul ponte. Le antiche vedute del ponte di Tiberio di Rimini nelle incisioni tra il 16. e il 19. secolo, Rimini 1997.

F. MERLI, E. Olivieri (a cura di), Il ponte di Tiberio, Rimini 2004.

G. ZAVATTA, Un disegno di Antonio da Sangallo il giovane del Ponte e dell'Arco d'Augusto di Rimini, in "Romagna Arte e Storia" 71, 2004, pp. 95-104.

G. ZAVATTA, Il ponte di Augusto di Rimini e il primo progetto per Rialto di Andrea Palladio, in "Penelope" 3, 2006, pp. 27-43.

O. DELUCCA, L'abitazione riminese nel quattrocento, 2 (La casa cittadina), Rimini 2006, pp. 1319-1320.

Mappa

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