Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

01 - Santuario della Beata Vergine di San Luca

di Annalisa Sabattini
Bologna, Santuario della Madonna di San Luca
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Tipo
santuario
Nazione
Italia
Regione
Emilia-Romagna
Provincia
Bologna
Comune
Bologna
Località
Colle della Guardia
Data compilazione
maggio 2007

Abstract

Il Santuario, che domina la città dal Colle della Guardia, fu ricostruito nel XVIII secolo dall’architetto C. F. Dotti, su un precedente edificio di culto del XII secolo. Vi si conserva un'antica icona della Vergine, ritenuta opera dell'Evangelista Luca e giunta a Bologna al tempo delle crociate. Il Santuario fu dichiarato monumento nazionale nel 1874, e Basilica Minore nel 1907. All’interno, affreschi di V. M. Bigari e G. Cassioli, e pregevoli pale d'altare di D. Creti, G. Reni e del Guercino.

Ubicazione/Come arrivare

Via San Luca, 36

Informazioni Turistiche

orario di apertura
da aprile a settembre: 7.00/12.30 - 14.30/19.00
da novembre a febbraio: 7.00/12.30 - 14.30/17.00
marzo e ottobre: 7.00/12.30 - 14.30/18.00

Descrizione

Il Santuario della Beata Vergine di San Luca sorge su un colle, a 289 metri di altezza, luogo di antica importanza strategica che domina l'intera pianura bolognese, chiamato Colle della Guardia. L'edificio è visibile da ogni parte della città e della collina, ed il suo profilo familiare veglia sui bolognesi, che hanno eletto la Vergine a compatrona della città. Della particolare collocazione tenne conto l'architetto Carlo Francesco Dotti, che progettò la chiesa attuale: essa appare come una successione di volumi che, con misurato equilibrio, raccordano il corpo di fabbrica principale al tiburio ellittico ed alla cupola, fino al coronamento della lanterna, in una ideale prosecuzione visiva del pendio collinare. Chi arriva salendo lungo la via porticata che collega il Santuario alla città, non ha immediata percezione dell'edificio nella sua interezza, poiché il portico prosegue e si fonde, senza soluzione di continuità, con la facciata della chiesa. Solo scendendo nel piazzale antistante, luogo di accoglienza e riposo dei pellegrini, è possibile finalmente ammirare l'insieme.

Il portico racchiude il piazzale ed è raccordato alla facciata con due ali curvilinee, concluse da tribune pentagonali il cui disegno a edicola, ripetuto su tutti i lati in un gioco che moltiplica simmetrie e visuali, riprende le forme dell'Arco Bonaccorsi, ingresso al portico nel tratto pianeggiante di fronte a Porta Saragozza, collegando idealmente il punto d'arrivo con quello iniziale del percorso. La facciata della chiesa presenta forme classiche ed eleganti, ritmata da un ordine di paraste giganti in stile ionico, che inquadrano un ampio arco centrale sormontato da un timpano triangolare. Non nasconde le forme retrostanti del tiburio ellittico e della cupola, ma quasi le introduce, valorizzandone i volumi puliti, scanditi unicamente da sottili specchiature e da semplici finestre che illuminano l'interno.

Il corpo di fabbrica dell'antico convento delle monache domenicane custodi del santuario è addossato al lato meridionale della chiesa, organicamente e funzionalmente fuso con essa. L'interno del Santuario è a pianta ellittica, in cui si inserisce una croce ideale formata dall'asse centrale e dalle due cappelle maggiori laterali, affiancate da altre due piccole cappelle su ciascun lato. Gli archi, che sorreggono la cupola ed introducono alle cappelle maggiori, sono impostati su gruppi di tre colonne giganti, in un ricco stile composito che conferisce all'insieme un aspetto solenne e maestoso. Le finestre con motivo a serliana e decorazione a stucco, realizzata quasi interamente da Angelo Gabriello Piò, vennero studiate dallo stesso Carlo Francesco Dotti con il preciso intento di dare all'insieme un aspetto armonioso e simmetrico, e di far risaltare la luce che dall'alto si diffonde uniformemente. Anche il disegno della pianta tende ad un effetto di percezione unitaria, in cui gli unici diaframmi sono i gruppi di colonne che nascondono le cappelle secondarie. La cappella maggiore, introdotta dal transetto, è situata sul lato orientale. L'altare, arricchito da preziosi marmi, fu realizzato nel 1815 su disegno di Angelo Venturoli.

Le pale d'altare distribuite nelle cappelle del Santuario sono tutte riconducibili a soggetti legati al culto mariano. Nelle cappelle di destra si possono ammirare: l'Incoronazione della Beata Vergine da parte della SS. Trinità di Donato Creti (1677-1749); l'Apparizione della Vergine a San Domenico di Guido Reni (1575-1642); il Miracolo di San Pio V di Giovanni Viani (1636-1700). Nelle cappelle di sinistra: il gruppo della Crocifissione di Angelo Gabriello Piò e Nicola Bertuzzi; la Madonna col Bambino e nove santi protettori di Bologna di Donato Creti (1677-1749); l'Assunta con i santi apostoli Pietro e Paolo di Francesco Pavona (1685-1773). Da segnalare inoltre, nella sacrestia maggiore: Cristo che appare alla Madre del Guercino (1591-1666) e una Crocifissione attribuita a Jacopo Avanzi (XIV sec.).

Cronologia

Il primo documento legato alla storia del Santuario è un accordo, risalente all'anno 1192, fra i canonici della chiesa bolognese di San Salvatore e una giovane donna, Angelica, ritiratasi a condurre vita eremitica sul Colle della Guardia, in un terreno donatole dai genitori. Nell'accordo era prevista la costruzione di una chiesa sul colle, per fornire assistenza religiosa a quanti, uomini e donne, avrebbero voluto unirsi all'eremo. L'anno successivo una Bolla papale attesta l'invio da parte del pontefice Celestino III della prima pietra benedetta da porre nelle fondamenta della chiesa. La cerimonia solenne per l'inizio della costruzione si tenne il 25 maggio 1194, per mano del vescovo di Bologna Gerardo di Ghisla, alla presenza della stessa Angelica. Alla morte della donna, avvenuta tra il 1242 ed il 1244, alla comunità eremitica si sostituì una comunità monastica, con l'arrivo di alcune suore agostiniane dal vicino monastero di Ronzano. Nel 1258 Papa Alessandro IV rese la chiesa di Santa Maria del Monte della Guardia indipendente dal controllo del vescovo di Bologna, privilegio che venne confermato anche nei secoli successivi.

Il primo edificio doveva essere di dimensioni ridotte e forme piuttosto semplici, e già vi si conservava un'immagine della Vergine, custodita dalle consorelle ed oggetto di devozione popolare e pellegrinaggi. A partire dal XV secolo tale immagine fu indicata con l'appellativo "di San Luca", poiché ritenuta opera dell'Evangelista, di cui la chiesa poi assunse il nome. Durante la signoria dei Pepoli e dei Bentivoglio, la situazione di instabilità politica causò il declino della comunità sul Monte della Guardia, luogo lontano dalla città e difficilmente difendibile. Venne allora costruito il primo monastero di San Mattia, appena fuori la cinta muraria. La chiesa di San Luca continuò tuttavia ad essere conservata dalle monache agostiniane, che nel 1496 vennero affiliate all'ordine domenicano.

Nel 1433, mesi di piogge incessanti minacciavano i raccolti ed il Consiglio degli Anziani, su suggerimento di uno dei propri membri, Graziolo Accarisi, decise di implorare il soccorso divino effettuando una processione con la sacra immagine della Vergine custodita nella piccola chiesa sul Colle. I confratelli della Compagnia di Santa Maria della Morte si recarono quindi a prelevare l'icona, che il 5 luglio di quello stesso anno venne per la prima volta condotta in processione alla città di Bologna. Le piogge, durante la discesa della Vergine, cessarono miracolosamente. Da allora fu tradizione compiere una solenne processione con la Madonna di San Luca ogni anno, la prima domenica di luglio ed in altre circostanze straordinarie. Nel 1476 tale appuntamento, che ormai richiamava numerosi devoti, fu spostato a maggio, nei giorni precedenti la festa dell'Ascensione, e venne così a coincidere con le Rogazioni minori, celebrazioni religiose e popolari per ottenere la protezione sui raccolti e dalle calamità naturali. Dal XV secolo, quindi, il culto della Madonna di San Luca ebbe una rigogliosa fioritura. Lo stesso Accarisi fu autore di una cronaca in cui si narrava il leggendario arrivo da Costantinopoli dell'icona ritenuta opera dell'Evangelista Luca e trasportata a Bologna da un pellegrino greco, al tempo delle crociate.

La chiesa di San Luca fu riedificata ed ampliata nel 1481, grazie alle donazioni della Compagnia di Santa Maria della Morte, del Comune e di numerosi privati cittadini. L'impianto dell'edificio quattrocentesco, noto dal rilievo effettuato all'inizio del XVIII secolo dai periti Antonio Conti e Giovanni Battista Piacentini, era costituito da un vano rettangolare di 21 x 9,40 metri, coperto da volte a crociera e con una cappella maggiore, dove era custodita l'icona, liturgicamente orientata e a pianta poligonale. A fianco della chiesa, sul lato meridionale, si trovava il monastero, in cui ogni due anni si avvicendavano le vicarie provenienti dal monastero di San Mattia ed incaricate della custodia del Santuario, alle quali si dovettero i primi lavori di manutenzione e decorazione.

Durante gli anni del Concilio di Trento, l'esistenza di questo monastero femminile, così indipendente e lontano dalla città, fu ritenuta in contrasto con le norme imposte dalla clausura, ma i numerosi tentativi di trasformarlo in monastero maschile restarono infruttuosi, per cui le monache di San Mattia continuarono ad occuparsi del Santuario di San Luca. Tra il 1603 ed il 1623 venne ampliata e decorata la cappella maggiore, e tra il 1609 ed il 1616 fu ricostruito il campanile. Nel 1680 il cardinale Lazzaro Pallavicini, che era stato legato pontificio in città, effettuò un lascito di diecimila scudi romani, con la precisa clausola che fossero utilizzati per ricostruire dalle fondamenta il Santuario. Nel 1696 venne aperto il nuovo cantiere: la chiesa fu allungata ed ampliata con l'aggiunta di quattro cappelle laterali, pur conservando quanto possibile della preesistente. Nel 1708 Carlo Francesco Dotti (1670 - 1759) e Donato Fasano, capimastri della fabbriceria, proseguirono i lavori che si conclusero nel 1713, con la realizzazione di una nuova, più ricca cappella maggiore, decorata da preziosi marmi.

Il contrasto tra la nuova cappella e la vecchia chiesa portò alla decisione di intervenire nuovamente su quest'ultima, affidando all'architetto Carlo Francesco Dotti il progetto precedentemente redatto dal Padre servita Andrea Sacchi, che prevedeva la realizzazione di una nuova aula a pianta ovale. I lavori si protrassero dal 1723 al 1742: i muri perimetrali del nuovo edificio vennero innalzati lasciando intatto il vecchio santuario che continuò a rimanere aperto ai pellegrini e fu smantellato solo a lavori ultimati, nel 1743. Fra il 1744 ed il 1748 fu realizzata la decorazione interna, e nel 1749 si rimise mano alla cappella maggiore, che non era più adeguata al nuovo Santuario. Lo sfarzoso tempio fu consacrato nel 1765. Carlo Francesco Dotti era deceduto nel 1759 e era stato sostituto dal figlio Gian Giacomo, a cui si deve il completamento (1774) della cupola, della facciata e del portico esterno con le tribune, su disegno del padre.

Pochi anni dopo le leggi napoleoniche soppressero il monastero di San Mattia, e le suore domenicane, che per cinque secoli avevano avuto la custodia del Santuario, dovettero abbandonarlo. Nel 1824 la chiesa della Beata Vergine di San Luca fu affidata al clero secolare. Dichiarata monumento nazionale nel 1874, ebbe il grado di Basilica Minore da Pio X, nel 1907. Il piazzale, per secoli ricoperto da un semplice manto erboso, fu risistemato tra il 1938 e il 1950 dal cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca, su progetto dell'ingegnere Giuseppe Gualandi e del figlio Francesco. La cripta, anch'essa voluta dal cardinale Nasalli Rocca, ne custodisce la salma in un monumento funerario di Bruno Boari.

Bibliografia

A. M. MATTEUCCI, Carlo Francesco Dotti e l'architettura bolognese del ‘700, Bologna 1969

Arte e Santuari in Emilia Romagna, Cinisello Balsamo 1987

A. BENATI, La chiesa del Monte della Guardia: da romitorio a monastero (secoli XII-XVIII) in M. FANTI, G. ROVERSI, La Madonna di S. Luca in Bologna, Bologna 1993; pp. 49-67

C. DEGLI ESPOSTI, Un lungo viaggio verso la "magnificenza": il santuario prima della ricostruzione settecentesca, in M. FANTI, G. ROVERSI, La Madonna di S. Luca in Bologna, Bologna 1993; pp. 137-145

M. FANTI, La leggenda della Madonna di San Luca di Bologna. Origine, fortuna, sviluppo e valore storico in M. FANTI, G. ROVERSI, La Madonna di S. Luca in Bologna, Bologna 1993; pp. 69-99

A. M. MATTEUCCI, Carlo Francesco Dotti e il santuario della Madonna di San Luca in M. FANTI, G. ROVERSI, La Madonna di S. Luca in Bologna, Bologna 1993; pp. 147-161

O. FACCHINI, I. BENTIVOGLI, Andar per santuari: 50 santuari mariani bolognesi, Rastignano (BO) 1995; pp. 30-49

Mappa

Itinerari collegati

La Madonna di San Luca a Bologna: dal santuario alla cittą
  • Tipo storico-artistico/architettonico/religioso-devozionale
  • Nazione Italia
  • Regione Emilia-Romagna
  • Provincia Bologna

L’itinerario segue il percorso dell’annuale discesa della sacra immagine della Madonna di San Luca, dall'omonimo Santuario sul Colle della Guardia, risalente al XII secolo. La prima processione si tenne nel 1433, per invocare la fine delle piogge che da mesi cadevano sulla città. Al termine del settecentesco Portico di San Luca, la Madonna entra in città dall’Arco del Meloncello, in via Saragozza, per giungere alla Cattedrale di San Pietro, che la accoglie durante la festa dell'Ascensione.

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