Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

06 - Ex complesso di Santa Maria della Morte ora Palazzo Galvani

di Annalisa Sabattini
Bologna, Palazzo Galvani
Bologna, Portico della Morte Bologna, Palazzo Galvani, stemma in arenaria
Tipo
palazzo
Nazione
Italia
Regione
Emilia-Romagna
Provincia
Bologna
Comune
Bologna
Data compilazione
maggio 2007

Abstract

L’Ospedale di Santa Maria della Morte, uno dei primi eretti a Bologna, nel 1347, era sede dell’omonima confraternita che, per secoli, ebbe l’incarico di organizzare la processione della Madonna di San Luca, ospitandola nella propria sede durante le notti di permanenza in città. Sciolta la confraternita, nel 1799, e trasformato il palazzo nella nuova sede del Museo Civico Archeologico, dell’antica costruzione non resta che il portico, eretto nel 1565 da A. Morandi, detto il Terribilia.

Ubicazione/Come arrivare

Via dell'Archiginnasio, 2

Informazioni Turistiche

il palazzo è attualmente sede del Museo Civico Archeologico

Descrizione

Dalla piazzetta antistante la chiesa di Santa Maria della Vita si sale per alcuni gradini al maestoso portico dell'antico Ospedale della Morte, chiamato anche Portico della Morte, eretto nel 1565 dall'architetto Antonio Morandi, detto il Terribilia, autore di un rifacimento dell'intero complesso.

L'Ospedale della Morte occupava l'intera porzione delimitata dal portico del Pavaglione, Via de' Foscherari, Via Marchesana e Via dei Musei (già Via della Morte), in fondo alla quale si trovava l'antica Spezieria della Morte. Era diviso in sezioni distinte: per gli uomini, per le donne e per i feriti, oltre ad avere ambienti destinati ad uffici, scuole per i medici e perfino una ghiacciaia. Era inoltre molto frequentato dagli studenti di medicina, che nell'adiacente Palazzo dell'Archiginnasio effettuavano studi anatomici sui cadaveri dei giustiziati.

L'edificio fu interessato da successivi rifacimenti e trasformazioni, fino al XIX secolo, quando venne adattato per ospitare il nuovo Museo Civico Archeologico, il cui ingresso si trova dove un tempo era la chiesa di Santa Maria della Morte. Dell'antica costruzione non rimangono che le arcate del chiostro a colonne ottagonali, e frammenti di una loggia trecentesca al primo piano. All'angolo di Via dei Musei sono ancora visibili gli stemmi in arenaria della Confraternita, oggi purtroppo illeggibili a causa del degrado della pietra.

Cronologia

Fin dal Medioevo si assistette alla nascita e diffusione, nei vari settori della società, di diverse forme di associazionismo. Nacquero così sia le associazioni professionali, come Arti e Compagnie, che le confraternite laicali con finalità religiose, sulla scia dei vari movimenti devozionali e spirituali di rinnovamento della Chiesa, che si ponevano come obiettivo il ritorno all'osservazione dei precetti evangelici e l'impegno in opere di carità e penitenza. A Bologna alcune di esse, a partire dal XIII secolo, si occuparono anche dell'assistenza pubblica e della cura di malati e bisognosi.

Nel 1336 si formò una confraternita che si occupava di fornire assistenza ai carcerati e ai condannati a morte, da cui derivò il nome di Santa Maria della Morte e lo stemma con tre teschi, sormontati da una croce con flagelli pendenti. Nel 1347 la confraternita, che aveva già una propria chiesa, fondò un secondo ospedale, denominato di Santa Maria della Morte, che si estese progressivamente su tutta l'area dell'attuale isolato, acquisita con l'abbattimento delle costruzioni preesistenti fra cui, nel 1433, la piccola chiesa di San Remedio o San Remigio.

Nel 1350 la Compagnia fece costruire una chiesa, dedicata a San Giovanni Battista o Decollato, presso il cimitero in cui venivano sepolti i condannati a morte, nell'area dell'attuale giardino della Montagnola. Nel 1390 la costruzione della Basilica di San Petronio causò l'abbattimento di alcuni edifici facenti parte dell'Ospedale. Nel 1565 venne costruito il portico sul Pavaglione, come prosecuzione di quello dell'Archiginnasio, entrambi opera di Antonio Morandi detto il Terribilia.

Fin dal XV secolo la Confraternita di Santa Maria della Morte fu strettamente legata al culto della Madonna di San Luca: ne faceva parte anche Graziolo Accarisi, il membro del Consiglio cittadino cui si deve l'iniziativa, nel 1433, della solenne processione con l'icona custodita sul Monte della Guardia per ottenere l'intercessione divina e la cessazione delle piogge che da mesi, ininterrotte, minacciavano i raccolti. Quando le processioni divennero un appuntamento fisso, che si svolgeva secondo un preciso cerimoniale concordato con le monache di San Mattia, la Confraternita della Morte ebbe il compito dell'organizzazione dell'arrivo della Madonna di San Luca a Bologna.

Il trasporto materiale era affidato ai Padri Gesuati di San Girolamo e Sant'Eustachio, mentre la Confraternita di Santa Maria della Morte ospitava la sacra immagine nella propria sede, durante le notti di permanenza in città, e ne programmava le processioni attraverso i quartieri della città e soste in chiese ed oratori. A partire dal 1629 la Confraternita ebbe anche l'incarico del trasporto dell'icona: l'ordine dei Padri Gesuati di San Girolamo e Sant'Eustachio venne soppresso nel 1669 da Clemente IX. La Confraternita di Santa Maria della Morte fu sciolta nel 1799 dalle leggi napoleoniche.

Durante il Settecento il palazzo subì profonde alterazioni: nel 1735 su progetto di Carlo Francesco Dotti fu rimodernata la chiesa di Santa Maria della Morte, con la scomparsa degli affreschi cinquecenteschi. Nel 1798 fu soppressa la confraternita, nel 1799 fu chiusa la chiesa e nel 1801 l'ospedale cessò la sua attività: trasferito in Via Riva Reno ed accorpato a quello della Vita, divenne il nuovo Spedale Maggiore, utilizzato fino al 1940-45 quando, distrutto dai bombardamenti, venne ricostruito nell'attuale sede di Via Saffi.

Nel 1861 venne realizzato, su progetto di Coriolano Monti, ingegnere capo del Comune di Bologna, il voltone di collegamento con l'adiacente palazzo dell'Archiginnasio, su Via Foscherari. Il pavimento del primo piano dell'Ospedale della Morte venne rialzato per portarlo alla quota del pavimento dell'Archiginnasio e costituire così, con le nuove aperture realizzate nei locali dell'Ospedale prospicienti il fianco orientale della Basilica di San Petronio, un prodigioso allungamento di oltre 62 metri alla già allora famosa fuga prospettica di sale della Biblioteca.

Tra il 1862 ed il 1878, ad opera di Coriolano Monti e Antonio Zannoni, l'edificio fu completamente ristrutturato per ospitare il Museo Civico, inaugurato nel 1881, che comprendeva le sezioni archeologica, rinascimentale e del risorgimento. Dal 1874 fu anche sede dell'appena istituito Archivio di Stato di Bologna, trasferito nel 1940 nell'attuale sede dell'ex convento dei Celestini. Nell'ex Ospedale della Morte dal 1982 è stato allestito il nuovo Museo Civico Archeologico di Bologna.

Bibliografia

V. BUSACCHI, L'Ospedale della Morte, in Sette secoli di vita ospitaliera in Bologna, Bologna 1960; pp. 149-167

M. FANTI, La confraternita di S. Maria della Morte e la conforteria dei condannati in Bologna nei sec. XIV e XV, Perugia 1978

P. BELLETTINI, Momenti di una storia lunga due secoli, in P. BELLETTINI (a cura di), Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio Bologna, Bologna 2001; p. 20

ISABELLA ZANNI ROSIELLO, Un luogo di conservazione della memoria, in L'archivio di Stato di Bologna, Fiesole (FI) 1995; pp. 13-18

Mappa

Itinerari collegati

La Madonna di San Luca a Bologna: dal santuario alla cittą
  • Tipo storico-artistico/architettonico/religioso-devozionale
  • Nazione Italia
  • Regione Emilia-Romagna
  • Provincia Bologna

L’itinerario segue il percorso dell’annuale discesa della sacra immagine della Madonna di San Luca, dall'omonimo Santuario sul Colle della Guardia, risalente al XII secolo. La prima processione si tenne nel 1433, per invocare la fine delle piogge che da mesi cadevano sulla città. Al termine del settecentesco Portico di San Luca, la Madonna entra in città dall’Arco del Meloncello, in via Saragozza, per giungere alla Cattedrale di San Pietro, che la accoglie durante la festa dell'Ascensione.

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