Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

Interpreti del Settecento emiliano: Alfonso Torreggiani, architetto (1682-1764)

Percorso tematico a cura di Licia Giannelli

La scelta di concepire un percorso turistico-culturale dal carattere monografico, associandolo cioè ad un protagonista significativo della storia dell'arte dell'Emilia-Romagna, ha come obiettivo principale, oltre alla promozione di pregevoli opere d'arte, quello di contribuire alla conoscenza di artisti, nel caso specifico l'architetto Alfonso Torreggiani, che con la loro attività hanno influenzato significativamente l'ambito artistico e culturale della Regione. L'intento finale è quello di far emergere nel panorama italiano alcuni aspetti tipici dell'architettura in Emilia-Romagna e dei suoi più rappresentativi interpreti.

L'individuazione di un percorso tematico, che comprenda e congiunga le realizzazioni di un medesimo autore, offre la possibilità di mettere a confronto un considerevole numero di opere di uno stesso stile architettonico - in questo caso il Barocco, ampiamente adottato e rivisitato nell'architettura emiliana dei secoli XVII e XVIII - per verificarne la diffusione nel territorio e poter rilevare analogie e diversità.

Il desiderio di arrivare ad un'approfondita analisi, operando una sorta di censimento delle opere, ha portato ad effettuare un'ampia selezione degli interventi di Torreggiani sul territorio dell'Emilia-Romagna, fatto che giustifica alcuni parziali allontanamenti dall'asse della via Emilia, centro geografico di riferimento e, comunque, punto nodale, iniziale o finale, degli itinerari.

L'opera dell'architetto infatti é un susseguirsi di interventi di diversa entità (edifici, facciate, cappelle, altari) individuabile, in un percorso regionale, da Rimini a Parma, che vede concentrarsi in Bologna e nella sua provincia il più alto numero di realizzazioni: la sua presenza nei più importanti centri emiliani lo rende elemento di diffusione della cultura bolognese. In tal senso l'itinerario complessivo è stato suddiviso in tre ambiti territoriali: la città di Bologna, la sua provincia, l'intera regione.

Per l'itinerario bolognese che qui si presenta, gli aspetti specialistici e scientifici che il tema comporta sono stati affrontati cercando di tenere sempre presente l'obiettivo turistico e divulgativo, che rimane alla base dell'intero progetto di schedatura.

 

Alfonso Torreggiani, architetto (1682-1764)

La figura di Alfonso Torreggiani, architetto che in maniera creativa e originale contribuisce all'interpretazione del barocco emiliano portando avanti un linguaggio tipicamente regionale, poi copiosamente adottato, ha rivestito fino a questo momento un ruolo di secondo piano nell'interesse della ricerca storiografia tematica, rispetto al coetaneo e più conosciuto Carlo Francesco Dotti (1680-1731).

Oltre la monografia di Aldo Foratti del 1935 e i contributi degli studiosi Corrado Ricci e Mario Fanti, è essenzialmente Anna Maria Matteucci ad occuparsi di Torreggiani nei suoi numerosi studi dedicati al Settecento e all'ambiente artistico emiliano.

Nato a Budrio, allievo e prosecutore di Giuseppe Antonio Torri (1658-1713), Torreggiani è l'architetto della Curia bolognese e dei Gesuiti, dai quali riceve le principali commissioni; il suo linguaggio classico, ingentilito da inflessioni rococò, è gradito anche all'aristocrazia e al ceto borghese.

Membro dell'Accademia Clementina, riceve la nomina di Principe, e dopo la morte, avvenuta il 19 aprile 1764, è ricordato come l'ultimo propugnatore della vivacità decorativa tipica del linguaggio barocco.

Torreggiani progetta in maniera integrale, dall'architettura agli arredi; esegue disegni di progetto molto dettagliati che spesso gli permettono di non seguire direttamente le realizzazioni sul cantiere e di assolvere molte commissioni anche fuori regione, come la villa Santini di Camigliano nella lucchesia e i palazzi Montevecchio di Fano, Cavriani di Mantova e Colleoni di Brescia.

Il suo lessico stilistico riprende e personalizza i motivi tipici dell'architettura emiliana: la preferenza per le forme planimetriche semplici; la scelta di separare la zona presbiteriale dall'aula della chiesa; l'organizzazione dei pilastri con l'inserimento dei confessionali e dei coretti. Inoltre, egli ripropone l'uso della colonna libera o delle paraste molto aggettanti per inquadrare l'accesso al presbiterio o alle cappelle, o per movimentare le pareti di chiese ad unica navata: un accorgimento scenografico poco costoso, ma capace di suggerire il moltiplicarsi degli spazi anche in planimetrie elementari e di dare dignità e decoro ai vani più semplici.

Come per altri architetti del XVIII secolo, anche Torreggiani é spesso chiamato a realizzare nuove facciate o a modificare la distribuzione degli ambienti all'interno di edifici in cui le preesistenze spesso condizionano i nuovi interventi.

Nel suo cammino stilistico è assai difficoltoso stabilire uno sviluppo cronologico coerente. Le sue opere sono esiti di ricerche ora barocche-rococò, ora classicheggianti,

linguaggi diversi usati per analoghe tipologie di edifici anche se realizzati a distanza di tempo: per le scuole, i collegi e gli ospedali egli si mostra fedele alla stessa tipologia dettata dalla Controriforma; per le chiese importanti attinge dalla tradizione scenografica seicentesca, raggiungendo negli interni privati eleganti risultati chiaramente rococò.

In un elenco autografo databile probabilmente al 1756, trascritto da Domenico Galeati nel 1836 e pubblicato lo stesso anno nel settimo numero dell'Almanacco statistico bolognese, Torreggiani registra a posteriori gli innumerevoli suoi interventi. Sull'esattezza di tale nota sono state espresse riserve in quanto pare comprendere anche opere per le quali egli aveva fornito solo il disegno o diretto i lavori, mentre esclude realizzazioni che le fonti e gli studiosi gli hanno assegnato in seguito.

Proprio dal confronto tra questo elenco e le successive attribuzioni ha preso avvio l'itinerario che qui si propone.

 

Bibliografia 

 

- A. FORATTI, Alfonso Torreggiani (1682-1764), in "Bologna" n. 5, XIII, Bologna 1935

- A.M. MATTEUCCI, Carlo Francesco Dotti e l'architettura bolognese del Settecento, Bologna 1969

- Indicazioni delle cose notabili di Budrio, in " Almanacco statistico bolognese", a. 7, Bologna 1836; la nota n. 71 è preceduta dalla seguente precisazione: Nota delle Architetture di Alfonso Torreggiani Bolognese, trascritta da lui medesimo, e copiata da un manoscritto di Domenico Maria Galeati. L'elenco delle opere è pubblicato in A.M. Matteucci, Carlo Francesco Dotti e l'architettura bolognese del Settecento, Bologna 1969, pp. 54-58

- A.M. MATTEUCCI, Alfonso Torreggiani architetto dei Gesuiti, in G.P. Brizzi, A.M. Matteucci (a cura di ), Dall'isola alla città. I Gesuiti a Bologna, Bologna 1988

- A.M. MATTEUCCI, L'architettura del Settecento, in "Storia dell'arte italiana", Torino 1988

 

 

Itinerari collegati

Alfonso Torreggiani, architetto. Edifici ecclesiastici a Bologna
  • Tipo storico-architettonico
  • Nazione Italia
  • Regione Emilia-Romagna
  • Provincia Bologna

L'itinerario presenta opere realizzate da Alfonso Torreggiani a Bologna dal 1725 e situate quasi tutte nel centro storico. Commissionati dalla Curia e dagli ordini conventuali, dall'aristocrazia cittadina e dal ceto borghese, gli interventi vanno dalla progettazione di nuovi edifici, al rinnovamento di altri con la realizzazione di facciate o l'inserimento di scaloni, alla direzione dei lavori. L'itinerario è suddiviso in due percorsi che collegano gli edifici ecclesiastici e quelli civili.

Alfonso Torreggiani architetto. Edifici civili a Bologna
  • Tipo storico-architettonico
  • Nazione Italia
  • Regione Emilia-Romagna
  • Provincia Bologna

L'itinerario presenta opere realizzate da Alfonso Torreggiani a Bologna dal 1725 e situate quasi tutte nel centro storico. Commissionati dalla Curia e dagli ordini conventuali, dall'aristocrazia cittadina e dal ceto borghese, gli interventi vanno dalla progettazione di nuovi edifici, al rinnovamento di altri con la realizzazione di facciate o l'inserimento di scaloni, alla direzione dei lavori. L'itinerario è suddiviso in due percorsi che collegano gli edifici ecclesiastici e quelli civili.

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