Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

Il Progetto

L'ideazione
Il percorso per la realizzazione del Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah inizia con l'idea di costituire a Ferrara una testimonianza della tragica e disumana vicenda della Comunità Ebraica europea.
Questa urgenza civile nasce anche dall'importanza storica della bimillenaria presenza ebraica in Italia ed in particolare nella città di Ferrara.   Con l'unanimità dei gruppi parlamentari, il 17 aprile 2003 viene così istituito con la legge n.91/2003 il "Museo Nazionale della Shoah": l'atto legislativo vede protagoniste sia Ferrara che Roma, che decide a sua volta di istituire un Museo Nazionale della Shoah presso Villa Torlonia.

La nascita del MEIS di Ferrara
Le Istituzioni Ferraresi, con l'Associazione delle Comunità Ebraiche Italiane, il Ministro dei Beni Culturali ed alcuni parlamentari interessati alla vicenda,  cominciano a lavorare per la modifica per legge del nome e delle finalità del Museo di Ferrara.
La legge n. 296/2006 del 27 settembre 2006 che amplia e modifica la precedente legge, sancisce la nascita del "Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah (MEIS)", consentendo di superare la possibile diretta concorrenza tra Roma e Ferrara e affidando alla nuova struttura museale il compito di far conoscere più estesamente la storia, il pensiero e la cultura dell'ebraismo italiano e di promuovere attività didattiche, manifestazioni, incontri e mostre permanenti e temporanee, proiezioni e spettacoli sui temi della pace e della fratellanza tra i popoli e dell'incontro tra culture e religioni diverse.

La Fondazione
A questo punto del percorso del progetto nasce l'esigenza di dar vita al braccio operativo, all'organismo che materialmente sia in grado di mettere in essere le azioni che consentono al Museo di realizzare gli obiettivi che si è posto.
E' il 23 gennaio del 2007 quando viene costituita la Fondazione MEIS con finalità di gestione, valorizzazione, conservazione e promozione del Museo. Vi partecipano il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Comune di Ferrara, il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) e l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI). Ma la Fondazione, per quanto indispensabile è ancora la testa pensante di un corpo, un edificio, che ancora non c'è.

Una casa per il MEIS
E' il momento di individuare il luogo, lo spazio, il contesto urbano dove edificare il museo.
Concepito come luogo della memoria, organico alla storia secolare della città, la sede non può che essere accolta all'interno dell'antica cerchia muraria ed essere contigua ai luoghi ed agli itinerari ebraici ferraresi.
Dopo un primo momento in cui il Comune aveva messo a disposizione un'area di circa 10.000 metri quadrati a nord della città, la scelta cade su un edificio ormai in disuso da più di 15 anni, dichiarato nel settembre del 2003 di interesse culturale: si tratta dell'ex-casa circondariale di Ferrara. 

Il 29 novembre 2007 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali riceve in consegna  l'area demaniale dell'ex carcere di via Piangipane allo scopo di realizzare il Museo. Nel corso dell'anno seguente la Direzione Regionale dell'Emilia-Romagna, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio ed il Comune di Ferrara attivano un tavolo tecnico finalizzato, da un lato, al recupero immediato della Palazzina d'ingresso del complesso edilizio (il primo vero cantiere aperto per la costruzione del futuro Meis) e, dall'altro, a stilare il bando di concorso per la progettazione del Museo.

Il concorso
Conservare o trasformare? A fronte del recupero di un immobile tutelato, destinato ad assumere una funzione sociale e culturale completamente nuova si pone immediatamente la domanda di quali siano le porzioni, gli elementi di effettivo valore da conservare e di quanto, dell'esistente, sia  giusto e possibile trasformare o addirittura sostituire.
Questa istanza è una delle prime che ha ispirato il Documento di Indirizzo Progettuale, lo strumento tecnico/normativo necessario ad orientare i partecipanti al Bando di Concorso emanato il 23 aprile 2010 e a connotare il progetto nel senso desiderato dal proponente.
Nel caso ad esempio del MEIS, massima attenzione è stata posta sul corpo centrale dell'edificio, il più consistente, quello il cui destino progettuale qualifica l'intera struttura museale e che ne determina l'idea architettonica complessiva.
Ecco quindi che i partecipanti vengono chiamati a concepire una struttura che offra, a chi deve gestirne i contenuti, la massima efficacia e flessibilità in termini di allestimento multimediale e comunicazione interattiva. Per questo nel team progettuale viene richiesta la presenza di un esperto nella progettazione di musei multimediali e didattici, di uno studioso di cultura ebraica e di un esperto in restauro.
Inoltre, il bando prevede che l'edificio, ubicato tra il centro storico e la darsena, abbia l'accesso affacciato sul lato delle mura della città (diametralmente opposto quindi all'entrata tradizionale della palazzina di via Piangipane orientato verso il centro), diventando così una vera e propria porta di ingresso alla città, un'apertura (il museo) e non una chiusura (il carcere), un luogo non più impedito ma aperto.
L'utilizzo dello strumento del concorso ha permesso poi il massimo della trasparenza, della correttezza istituzionale e della partecipazione: sono infatti 56 i progetti giunti a concorso di cui 4 esclusi per mancanza dei requisiti richiesti. Una partecipazione imponente, quindi, che ha visto l'adesione di diversi studi europei ed il contributo di progettisti provenienti da diverse parti del mondo.

Il progetto vincitore
Con seduta pubblica, presso il Castello Estense di Ferrara il 26 gennaio 2011, viene proclamato il gruppo vincitore del concorso.
Tra le proposte progettuali pervenute, si aggiudica il primo premio lo Studio Arco di Bologna che porta in dote, oltre alla propria esperienza nel campo delle opere pubbliche, quella di architetti di fama internazionale come lo studio Scape s.p.a. di Roma, Michael Gruber e Kulapat Yantrasast e dello Studio Stefano Massarenti Architetti di Ferrara.
Il progetto nasce dall'idea di trasformare il luogo ‘impedito' e chiuso in luogo permeabile, trasparente, dove diversi elementi come il Tempo, la Storia, la Terra, l'Acqua e l'Aria si combinano per creare un'atmosfera di accoglienza e apertura.
Aiutano alcuni elementi progettuali quali le brecce che vengono previste nelle mura di recinzione, vere e proprie fenditure di accesso, porosità, che consentono lo scambio dentro-fuori; il giardino, quindi la terra, che attraverso un processo di pixelizzazione assume, in  veste contemporanea, l'impianto del giardino rinascimentale italiano e diventa momento di sosta, di pausa e di contatto con la natura.
Altro ruolo protagonista è affidato all'acqua, elemento di alleggerimento e di legame con la storia della città di Ferrara (il museo è ubicato proprio vicino alla darsena) presente in forma di vasche radenti il suolo.
Ed infine l'aria, concepita in senso dinamico come respiro dell'intera costruzione, parte importante della sua stessa fisiologia, è veicolata senza forzature, per scaldare e rinfrescare secondo i più avanzati principi architettonici che concepiscono l'edificio come organismo vivente, in relazione con l'ambiente circostante.
Ma il cuore del progetto, si sviluppa a partire dal corpo centrale - ex carcere femminile - dell'edificio preesistente che viene sostituito da un nuovo edificio articolato in quattro volumi (più un quinto, per eguagliare simbolicamente i cinque libri della Torah, a delimitare una porzione di antico fabbricato che invece viene recuperata) con capacità funzionali indipendenti e potenzialità di utilizzo autonome.
Così la biblioteca può operare indipendentemente dal ristorante, piuttosto che dall'auditorium o dagli spazi espositivi.
Cinque nuove strutture che giocano sulla sospensione dalla quota di terra per ottenere un effetto leggerezza e trasparenza e consentire un costante collegamento visivo con il parco.
La luce, zenitale, indiretta e diffusa, contribuisce anch'essa in modo efficace ad alleggerire la struttura costituita da muri portanti appoggiati su setti puntuali cavi (da utilizzare anche per il passaggio di servitù tecnologiche).
Il MEIS non è un museo di "cose", di oggetti, ma di memorie e di idee e Arco-Scpae lo pensa come un grande ipertesto tecnologico, dove il video ha un ruolo centrale e dove gli spazi interni corrispondono a questa esigenza primaria di flessibilità.
Ambienti che devono essere tematizzati e scenografati per poter giocare anche sulla spettacolarità, sfruttando le enormi potenzialità dell'edutainment, cioè della possibilità di trasmettere contenuti e informazioni per mezzo dell'intrattenimento e dell'apprendimento emotivo.

La prima inaugurazione
Proprio la flessibilità progettuale consente di arrivare al compimento dell'opera per fasi successive, dando la possibilità al museo di espandere man mano le proprie iniziative, senza interrompere il regolare funzionamento delle attività.
Il compimento della prima fase verrà celebrato il 20 dicembre 2011 con l'inaugurazione della Palazzina di via Piangipane, prima porzione del complesso museale destinata ad ospitare gli uffici della Fondazione e le prime iniziative culturali del MEIS.
In occasione dell'inaugurazione, che coincide con la festa ebraica di Hannukkah, verrà allestita la mostra  articolata in tre sezioni dal titolo "Versione Beth", "E' arrivato l'Ambasciatore" e "Italia di Luci" promossa e curata dalla Fondazione MEIS.

Gli ultimi aggiornamenti
Con la consegna del Progetto Preliminare avvenuta il 21 ottobre 2011 da parte degli studi di architettura vincitori del concorso e con l’approvazione in sede di Conferenza dei Servizi del Progetto Definitivo il 17 dicembre 2012, prosegue il cammino che, a primavera 2013, porterà alla fase di progettazione esecutiva.
Con il progetto esecutivo potrà così essere indetta la gara d’appalto dei lavori che riguardano il corpo di fabbrica centrale degli inizi del Novecento che ospiterà la biblioteca, una sala per mostre temporanee e laboratori didattici per bambini.


 

Segretariato regionale del Ministero per i beni e le attività culturali per l'Emilia-Romagna
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